19 settembre 2017

Il più grande difetto di One Piece: non muore nessuno - RIFLESSIONE

Ebbene sì, anche l'ancestrale One Piece presenta un difetto palese: non muore mai nessuno (tranne in rari casi). 


Leggendo gli ultimi capitoli dell'opera magna di quel mattacchione di Eiichiro Oda mi sono infastidito, per l'ennesima volta, vedendo come alcuni personaggi escano indenni da situazioni mortali con una tranquillità sconcertante. 
Non è la prima volta che succede, ma adesso è veramente diventata una cosa ridicola dovuta soprattutto, a mio avviso, dal fatto che il Maestro Oda è incapace di uccidere i suoi stessi personaggi... ma non quelli di punta (il che sarebbe quasi comprensibile)... proprio tutti!

Rufy
Rufy


Questa immortalità narrativa che permea il manga rende molte vicende prive di vero pathos dovuto dalla paura che un personaggio potrebbe davvero rimetterci la pelle o potrebbe, almeno, restare permanentemente menomato. Tutto ciò si sente soprattutto quando qualcuno viene ferito da dei colpi d'arma da fuoco poiché risultano sempre inefficaci ad uccidere

l'immortale


Chiaramente io mi sto riferendo alle vicende presenti vissute dai protagonisti e non ai flashback in cui muoiono personaggi a volontà. Ciò che mi dispiace è che, col passare dei capitoli, One Piece ha perso un po' l'atmosfera di pericolo che c'era inizialmente quando Rufy ingaggiava uno scontro col cattivo di turno o quando un alleato restava in fin di vita dopo un combattimento cruento: si sentiva nell'aria il pericolo e ci si appassionava alla lettura, ma dopo quasi 900 capitoli abbiamo capito la solfa.

paura
Riproduzione della mia espressione quando Rufy combatteva contro Crocodile


Questo continuo ripudio di Oda dall'uccidere i propri personaggi non ha nemmeno un buon impatto, a mio modo di vedere, verso i lettori più giovani. Questi ultimi, infatti, vedono la morte come qualcosa di estremamente raro ed eccezionale, quando invece è una cosa dannatamente naturale e contro cui non c'è rimedio. Se si vedono rispuntare fuori un personaggio dopo 10 capitoli dopo che l'hanno visto morire non riescono a capire l'irreversibilità di un gesto come il sacrificio disperato per salvare delle vite. Il sacrificio eroico perde totalmente significato divenendo una paraculata.

oda
Eiichiro Oda aka #nonsiuccideuncazzo


In sintesi, Oda sta sminuendo le azioni dei suoi personaggi non dando peso alle scelte estreme che prendono e non facendo sentire al lettore il peso delle loro azioni e le responsabilità che ne derivano. L'autore, infine, sta appiattendo il pathos generale non sentendosi più paura per il destino dei nostri eroi.
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