13 marzo 2017

Microtransazioni nei videogiochi a pagamento: come non gestire un titolo - RIFLESSIONE

Negli ultimi anni, con l'avvento di PlayStation 4 e Xbox One, si è consolidata una "moda" tra i produttori di videogame, ovvero mettere all'interno di titoli a pagamento, delle microtransazioni. Questo significa che si possono acquistare, con soldi reali, delle risorse utili in-game ed avere, quindi, delle agevolazioni. Non distinguerò i titoli multiplayer dai titoli singleplayer poiché trovo che questo fenomeno sia catastrofico sotto ogni punto di vista e in ogni sua forma.
Non sta ne in cielo ne in terra che una persona debba spendere altri soldi, oltre a quelli usati per comprare il gioco, per avere ciò che le spetta di diritto: è inaccettabile. Un gioco a prezzo pieno deve essere completo e non può spingere un utente ad usare altre risorse monetarie per poter giocare efficacemente. Il primo esempio che mi viene in mente è Assassin's Creed Syndicate, dove è possibile comprare del denaro in-game e materie prime per poter fabbricare armi sempre più potenti. Queste microtransazioni, nei titoli singleplayer, hanno sostituito (non sempre) i "trucchi" o "codici" che, per esempio in ogni GTA, permettevano di far comparire armi, veicoli e chi più ne ha più ne metta. Sul fronte multiplayer, invece, possono comportare una netta disparità tra gli utenti che non dovrebbe esistere, in quanto tutti hanno speso dei soldi per poter giocare a quel determinato titolo e non meritano trattamenti differenziati a seconda delle disponibilità economiche.

assassin's creed syndicate
Assassin's Creed Syndicate

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